Mentre l’anticiclone nordafricano continuava ad alimentare l’ennesima intensa ondata di caldo di un’estate già eccezionale sotto il profilo termico, il Nord Italia si trovava interessato da una configurazione atmosferica particolarmente insidiosa.
Il transito di un fronte freddo sulla Francia favoriva infatti l’afflusso di infiltrazioni d’aria più fresca e umida verso le regioni settentrionali italiane, determinando una stretta zona di confluenza tra masse d’aria dalle caratteristiche differenti.
Una situazione potenzialmente esplosiva, nella quale diversi ingredienti atmosferici potevano combinarsi, creando le condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali particolarmente violenti.
Analizzando la situazione meteorologica durante la giornata precedente, tuttavia, lo scenario appariva tutt’altro che definito. La maggior parte dei modelli previsionali sembrava infatti orientata verso un sostanziale nulla di fatto sul fronte temporalesco. La presenza di un’elevata concentrazione di polveri sahariane in sospensione, trasportate dalla circolazione anticiclonica, unitamente a uno strato d’aria particolarmente calda nei bassi e medi livelli della troposfera, avrebbe potuto ostacolare sensibilmente lo sviluppo della convezione profonda. Secondo buona parte della modellistica, la giornata avrebbe quindi potuto trascorrere senza fenomeni convettivi significativi, con al più deboli precipitazioni associate alla struttura frontale.
Eppure, tra le diverse simulazioni disponibili, un segnale meritava particolare attenzione.
Già durante il pomeriggio precedente, infatti, il modello ad alta risoluzione ICON CH-1 mostrava la possibile formazione, seppur difficoltosa, di un temporale particolarmente intenso sulla Lombardia. L’innesco veniva individuato lungo una sottile linea di convergenza tra una ventilazione nordorientale e una dry line, destinata a svilupparsi sulle basse pianure prossime all’Appennino. Un dettaglio tutt’altro che trascurabile, soprattutto considerando l’elevata energia potenzialmente disponibile nell’atmosfera. Di fronte a uno scenario così incerto, decisi di attendere gli aggiornamenti modellistici della mattina successiva, prima di prendere una decisione definitiva sull’eventuale caccia.
Il primo segnale: la violenta supercella notturna su Brescia
La mattina del 28 agosto, però, arrivarono notizie che cambiarono radicalmente la percezione del potenziale convettivo della giornata.
Durante la notte si era infatti sviluppata una supercella particolarmente violenta che, in prossimità dell’alba, aveva raggiunto la città di Brescia, scaricando grandine di dimensioni eccezionali e provocando danni ingentissimi.
Il temporale aveva successivamente attraversato il basso Lago di Garda, proseguendo verso il Veneto, dove era andato progressivamente indebolendosi.
Si trattava di un segnale estremamente significativo.
Nessuno dei principali modelli consultati aveva infatti previsto in maniera convincente lo sviluppo di una struttura temporalesca di tale intensità durante le ore notturne.
Questo episodio mi fece immediatamente drizzare le antenne.
Se l’atmosfera era riuscita a produrre una supercella così violenta nonostante le condizioni apparentemente sfavorevoli all’innesco, cosa sarebbe potuto accadere durante il pomeriggio, quando il riscaldamento diurno avrebbe ulteriormente incrementato l’instabilità?
Gli ingredienti per una nuova fase temporalesca potenzialmente esplosiva erano presenti e, a quel punto, non potevano più essere sottovalutati.
Gli aggiornamenti del mattino e un’atmosfera carica di energia
Nel giro di un paio d’ore dall’alba, i primi aggiornamenti modellistici iniziarono a rappresentare con maggiore efficacia il potenziale convettivo della giornata.
In particolare, in prossimità della dry line, venivano simulati valori di CAPE dell’ordine di 4000–4200 J/kg.
Si trattava di valori estremamente elevati, indicativi di un’atmosfera potenzialmente in grado di sostenere correnti ascensionali molto intense, qualora fosse stato possibile superare gli eventuali meccanismi di inibizione convettiva.
A questo punto iniziai ad analizzare attentamente la distribuzione dei venti nei diversi livelli atmosferici, le possibili zone di convergenza al suolo e la traiettoria che avrebbero potuto seguire le eventuali celle temporalesche.
Nonostante la presenza di correnti molto sostenute dai quadranti sudoccidentali in quota, ritenevo che la dry line avrebbe potuto favorire l’innesco della convezione sulle basse pianure della Lombardia sudoccidentale, inizialmente tra Pavese e territori limitrofi.
Da lì, i temporali avrebbero potuto organizzarsi e propagarsi rapidamente verso est-nordest, interessando progressivamente le pianure lombarde.
Considerando la velocità di spostamento prevista e il potenziale di severità delle celle, decisi quindi di organizzare la caccia insieme ai miei amici storm chaser.
La scelta ricadde sulla località di Annicco, in provincia di Cremona, che ritenevo un punto strategico per intercettare e documentare l’evoluzione delle strutture temporalesche. Quando ci ritrovammo ad Annicco, il temporale era già presente. All’orizzonte si distingueva chiaramente un poderoso updraft, la corrente ascensionale che alimentava la struttura temporalesca, mentre in lontananza si udivano tuoni sommessi. Nel frattempo, la ventilazione al suolo dai quadranti nordorientali si faceva progressivamente più sostenuta. Un elemento particolarmente interessante dal punto di vista meteorologico. Spesso si tende ad associare lo sviluppo delle supercelle sulle pianure del Nord Italia alla presenza di correnti sudorientali nei bassi strati, capaci di incrementare lo shear verticale del vento. Tuttavia, in determinate configurazioni atmosferiche, anche una ventilazione nordorientale al suolo può contribuire a creare un profilo verticale del vento favorevole allo sviluppo di temporali rotanti, soprattutto quando interagisce con correnti di direzione e intensità differenti alle quote superiori.
Davanti a noi stava prendendo forma una struttura temporalesca imponente, alimentata da un ambiente caratterizzato da un’elevatissima energia potenziale e da condizioni dinamiche favorevoli all’organizzazione della convezione.
A quel punto iniziammo a cercare una posizione che ci consentisse di osservare e fotografare la supercella, mantenendo al tempo stesso un adeguato margine di sicurezza.
La scelta fu quella di rimanere volutamente a nord dell’area di rotazione, valutando costantemente la traiettoria e l’evoluzione della struttura.
Durante una caccia, infatti, non è sufficiente individuare il punto migliore dal quale fotografare un temporale.
È fondamentale comprenderne la dinamica, riconoscere i settori più pericolosi e, soprattutto, sapere dove non posizionarsi.
Davanti ai nostri occhi si presentò uno scenario davvero impressionante.
La supercella mostrava una struttura enorme e inquietante, con il mesociclone chiaramente riconoscibile alla base della corrente ascensionale.
Immediatamente al suo fianco si distingueva un fitto muro di precipitazioni, associato al settore interessato dalle intense correnti discendenti e dal possibile downburst. Il tutto avanzava con una rapidità impressionante. La struttura era tanto spettacolare quanto minacciosa e, osservandone l’evoluzione, appariva evidente che il margine di tempo a nostra disposizione fosse estremamente ridotto. In quel momento, la priorità non era più ottenere la fotografia migliore. La cosa più importante era capire dove muoversi. La supercella avanzava molto rapidamente e rimanere nella posizione sbagliata avrebbe significato rischiare di essere investiti direttamente dal nucleo precipitativo più intenso, con raffiche di vento potenzialmente distruttive e grandine di grosse dimensioni. Continuai quindi a osservare attentamente la struttura, cercando di interpretarne gli spostamenti e l’evoluzione dei diversi settori.
Fortunatamente, riuscimmo a individuare in tempo la necessità di riposizionarci, mantenendoci al di fuori della traiettoria del nucleo più pericoloso. Una decisione che, considerando quanto sarebbe accaduto poco dopo, si rivelò fondamentale.
È proprio in situazioni come queste che emerge uno degli aspetti più importanti dello storm chasing: la capacità di leggere il temporale e prendere decisioni rapide, senza lasciarsi condizionare esclusivamente dalla spettacolarità di ciò che si ha davanti.
La supercella proseguì la propria corsa attraverso la provincia di Cremona, mostrando una struttura estremamente organizzata e una violenza fuori dal comune.
Le immagini radar documentavano chiaramente l’intensità del sistema.
Alle 16:35, in particolare, la riflettività radar raggiungeva valori a fondoscala, mentre risultava ben evidente un marcato V-notch, una caratteristica che può essere osservata in corrispondenza di supercelle particolarmente intense.
Si tratta di una configurazione radar associata alla presenza di una poderosa corrente ascensionale, capace di modificare la distribuzione delle precipitazioni attorno al settore convettivo principale.
L’aspetto più impressionante, tuttavia, rimaneva ciò che stava accadendo al suolo.
Il passaggio della supercella provocò danni pesantissimi, con alberi abbattuti, automobili e abitazioni danneggiate, tapparelle perforate dalla grandine e intere aree duramente colpite dalla violenza del temporale.
Le intense raffiche discendenti associate al downburst contribuirono a rendere particolarmente distruttivo il passaggio della struttura.
Un evento che, ancora una volta, dimostrava quanto possano essere violenti i temporali supercellulari quando si sviluppano in un ambiente atmosferico caratterizzato da condizioni termodinamiche e dinamiche particolarmente favorevoli.
Dopo aver documentato alcuni dei momenti più impressionanti della tempesta, osservammo la supercella allontanarsi progressivamente.
La sua struttura rimaneva ancora ben riconoscibile, mentre sul terreno erano evidenti le tracce del suo passaggio.
In uno degli ultimi scatti, il campo davanti a noi appariva letteralmente cosparso di chicchi di grandine.
Un’immagine che raccontava, forse meglio di tante parole, la straordinaria intensità dei fenomeni appena verificatisi.
Durante questa caccia ho realizzato oltre 200 fotografie, ma ho deciso di selezionarne soltanto alcune, quelle che ritengo maggiormente rappresentative della struttura e dell’evoluzione di questa incredibile supercella.
Fotografie che documentano non soltanto la bellezza e la complessità di un fenomeno atmosferico di questo tipo, ma anche la sua enorme potenza distruttiva.
Considerazioni finali
Quella del 28 agosto 2026 è stata una giornata meteorologicamente straordinaria, che ricorderò a lungo.
Una situazione inizialmente caratterizzata da forti incertezze previsionali si è trasformata in un episodio temporalesco di eccezionale intensità.
Dalla supercella notturna che ha colpito Brescia fino allo sviluppo delle violente strutture pomeridiane sulle pianure lombarde, l’atmosfera ha mostrato tutto il proprio potenziale.
Per me, questa esperienza ha rappresentato ancora una volta la dimostrazione di quanto sia importante affiancare all’analisi modellistica una lettura approfondita delle dinamiche atmosferiche, senza sottovalutare quei segnali che possono fare la differenza nell’evoluzione di una giornata convettiva.
Ma soprattutto, mi ha ricordato quanto sia fondamentale mantenere sempre il massimo rispetto nei confronti di fenomeni così potenti.
Perché lo storm chasing non significa soltanto inseguire un temporale per ottenere fotografie spettacolari.
Significa studiare, prevedere, osservare, documentare e prendere decisioni consapevoli, sapendo riconoscere il momento in cui è necessario allontanarsi.
La spettacolarità di una supercella non deve mai farci dimenticare la sua pericolosità.




