Dopo la potente cupola anticiclonica che aveva dominato la fine di maggio sull’Europa occidentale e sul Nord Italia, accompagnata da temperature record, il 2 giugno una perturbazione atlantica riesce finalmente a sfondare da ovest, creando le condizioni ideali per fenomeni convettivi intensi e fortemente organizzati.
Già nei giorni precedenti avevo individuato due aree particolarmente interessanti per la caccia. La prima era collocata lungo il fronte freddo tra Piemonte e Lomellina, dove i modelli mostravano una violenta linea temporalesca in evoluzione dalle pianure torinesi verso il Vercellese. Qui erano previsti valori di CAPE prossimi ai 3000 J/kg, associati a una marcata convergenza tra ventilazione orientale dalla Lombardia, correnti meridionali e refoli più freschi provenienti da ovest.
La seconda area si trovava invece tra la bassa Lombardia orientale, il nord Emilia e le pianure del basso Veneto. In questo settore una dry line avrebbe interagito con una sostenuta ventilazione sud-orientale accompagnata da valori di CAPE compreso tra 1800 e 2200 J/kg. L’assenza quasi totale di inibizione inoltre lasciava presagire una giornata caratterizzata non dalla formazione di una singola supercella, ma di numerose supercelle lungo la linea di convergenza, con iniziazione convettiva già poco dopo mezzogiorno.
Nonostante l’energia disponibile risultasse maggiore sul Piemonte, la mia scelta ricade sulla dry line. I valori di shear nei bassi strati apparivano più favorevoli allo sviluppo di supercelle mature e ben strutturate, mentre le simulazioni continuavano a proporre un’evoluzione più lineare dei fenomeni sul settore piemontese.
La mattina si apre con un’atmosfera quasi autunnale. Rovesci diffusi interessano la media e alta pianura centro-occidentale Lombarda già dalle prime ore del giorno, ma si tratta di una situazione prevista e non particolarmente preoccupante. Verso le 11 parto in direzione di Suzzara, nel Mantovano, poco a sud del Po.
A mezzogiorno tuttavia l’ultimo aggiornamento del modello ICON D-2 mostra la linea temporalesca attiva tra Pavese e Milanese organizzarsi rapidamente in una supercella tra le province di Lodi e Cremona. L’evoluzione modellistica appare estremamente coerente con quanto mostrato dal radar in tempo reale e decido quindi di modificare il target dirigendomi verso Pizzighettone.
Durante lo spostamento, attorno alle 13, la linea convettiva accelera il proprio processo di intensificazione e inizia a deviare nettamente verso sud-est. È uno dei primi segnali che il temporale sta acquisendo rotazione e caratteristiche supercellulari.
Nel frattempo raggiungo il mio amico e compagno di caccia Jacopo Zannoni. Insieme decidiamo di intercettare la neo-supercella poco a est di Codogno. Fin da subito il settore meridionale della struttura, sede del mesociclone, appare disturbato dalla continua formazione di rovesci attorno alla circolazione principale. È l’effetto della quasi totale assenza di CIN, favorita anche dall’orario molto precoce di sviluppo della cella.
Proseguendo verso Castelnuovo Bocca d’Adda assistiamo a una rapida fase di organizzazione. Il mesociclone diventa progressivamente più evidente e sotto di esso compare una chiara clear slot. È probabilmente il momento più delicato dell’intera caccia: il rischio tornadico appare concreto e la struttura mostra segnali di notevole maturità. Tuttavia prevalgono progressivamente le correnti di outflow e la supercella evolve rapidamente verso una configurazione HP. La wall cloud viene progressivamente avvolta dalle precipitazioni grandinigene che avanzano minacciosamente verso la nostra posizione.
Raggiungiamo quindi Castelvetro Piacentino, dove la trasformazione in HP è ormai completa. Le precipitazioni adiacenti al mesociclone assumono una caratteristica colorazione verde bottiglia, segnale inequivocabile della presenza di grandine di dimensioni almeno moderate all’interno del core.
Per evitare il nucleo grandinigeno decidiamo di utilizzare l’autostrada per portarci rapidamente a nord della struttura, riposizionandoci successivamente sul lato sud-orientale della tempesta. Ci fermiamo poco prima di Casalmaggiore, dove possiamo osservare e fotografare una supercella ormai completamente dominata dall’outflow. Le precipitazioni assumono spettacolari tonalità turchesi e bluastre, creando uno scenario surreale e difficilmente descrivibile a parole.
La caccia termina poco dopo. Nuove celle esplodono davanti alla supercella principale investendoci direttamente con downburst particolarmente violenti e grandine fortunatamente di piccole dimensioni. È sufficiente per chiudere la giornata.
La supercella prosegue successivamente la propria corsa verso l’Emilia, raggiungendo il Ferrarese, dove lungo il bordo avanzante genera una spettacolare shelf cloud. Nel frattempo la dry line continua a produrre nuove strutture severe, tra cui altre due supercelle nel Rovigino capaci di scaricare chicchi di grandine fino a 7 cm di diametro.
La supercella in uno screenshot radar durante la mia intercettazione:

La primissima fase da est di Codogno (LO)

La fase di organizzazione a Castelnuovo Bocca d’Adda (LO)

Il momento in cui la wall cloud ha iniziato ad essere invasa dalle precipitazioni

La supercella ormai interamente HP da Castelvetro Piacentino (PC)

Casalmaggiore (CR) , surreali le tinte bluastre nel core di precipitazioni

