Supercelle fra Veronese e Padovano, 6 Maggio 2026

Nel corso della giornata di mercoledì 6 maggio, una vasta circolazione depressionaria colma di aria più fresca, presente sull’Europa occidentale, si è rapidamente spostata verso la Francia, riuscendo a lambire parzialmente anche il Nord Italia e determinando un peggioramento delle condizioni atmosferiche suddivisibile in due distinte fasi.

La prima fase, sviluppatasi durante le ore mattutine, è stata caratterizzata dal passaggio di un fronte caldo dalle marcate caratteristiche autunnali, accompagnato da cieli grigi, piogge diffuse e rovesci sparsi. La seconda fase, prevista invece nel corso del pomeriggio, sarebbe stata determinata dal parziale transito del fronte freddo in quota, favorendo un graduale aumento dei parametri convettivi e creando così un primo contesto favorevole allo sviluppo di fenomenologia temporalesca organizzata.

Da un’analisi modellistica effettuata già diversi giorni prima dell’evento, appariva piuttosto evidente come il transito della coda del fronte avrebbe potuto favorire un’accelerazione delle correnti sud-occidentali in quota, con conseguente formazione di una dry line tra la Lombardia orientale ed il Veneto centro-occidentale. In questo contesto, i venti più secchi da sud-ovest, in discesa dall’Appennino, sarebbero andati a convergere con correnti molto più umide da sud-est provenienti dall’Adriatico e in risalita verso la bassa Pianura Padana.

Nonostante i valori di energia convettiva (CAPE) fossero attesi rimanere piuttosto modesti, generalmente inferiori ai 1000 J/Kg, lo shear previsto lungo la colonna atmosferica risultava favorevole allo sviluppo di temporali a supercella. Inoltre, gli aggiornamenti modellistici di ICON-D2 e CH2 continuavano a mostrare con buona costanza l’innesco della convezione sul Mantovano, con il successivo sviluppo di due supercelle che, deviando dal flusso sud-occidentale in quota, avrebbero poi attraversato il basso Veronese ed il Padovano.

Per questo motivo decidiamo di scegliere come target l’area di Bigarello, piccolo centro situato nei pressi del confine tra Mantovano e Veronese, in una posizione ritenuta ideale per intercettare eventuali temporali in sviluppo a ridosso della città di Mantova. Inoltre, la presenza di una viabilità favorevole verso ovest ci avrebbe garantito maggiore flessibilità operativa in caso di rapidi spostamenti.

Dopo una mattinata trascorsa sotto cieli cupi e piogge diffuse, io ed i miei compagni di chasing, dopo esserci dati appuntamento a Manerbio (BS), ci dirigiamo nel primo pomeriggio verso il confine tra Mantovano e Veronese, dove le schiarite iniziano gradualmente a dominare il paesaggio in attesa dell’evoluzione convettiva.

Poco dopo il nostro arrivo, attorno alle ore 16, in maniera quasi perfettamente sincronizzata con quanto previsto dai modelli, nasce il primo temporale lungo la convergenza associata alla dry line, esattamente a sud-ovest della città di Mantova. Nel giro di breve tempo la cella assume già evidenti caratteristiche supercellulari.

A causa della presenza della città tra noi e la struttura temporalesca, attendiamo che il temporale oltrepassi l’area urbana per intercettarlo successivamente nei pressi di Castel d’Ario (MN). Qui notiamo come il mesociclone mostri inizialmente qualche difficoltà nella propria organizzazione, probabilmente a causa della limitata quantità di CAPE disponibile. Tuttavia, con il passare dei minuti, l’attività elettrica aumenta sensibilmente e il mesociclone tenta improvvisamente di espandersi, assumendo dimensioni decisamente più importanti.

Effettuiamo quindi un breve spostamento verso est fino a Gazzo Veronese, dove decidiamo di fermarci dopo aver osservato la formazione di un piccolo funnel sottile e sinuoso al di sotto del mesociclone, apparentemente intenzionato a raggiungere il suolo senza però riuscirci. Circa dieci minuti più tardi la supercella inizia gradualmente ad indebolirsi, perdendo definitivamente la propria organizzazione.

Nel frattempo notiamo come, poco più a nord, una nuova supercella abbia preso rapidamente vita. Decidiamo quindi di abbandonare la prima struttura e dirigerci velocemente verso la nuova cella, che sin da subito appare decisamente più convincente sia dal punto di vista radaristico che osservativo, mostrando un updraft molto più vigoroso ed organizzato.

Ci dirigiamo quindi verso Legnago (VR), circumnavigando però la città e la struttura temporalesca da sud, dal momento che il core grandinigeno stava attraversando l’area urbana e appariva particolarmente intenso.

Una volta riusciti a portarci davanti alla supercella, intercettiamo la struttura nei pressi di Piacenza d’Adige (PD), dove realizziamo le prime fotografie. Al di sotto del mesociclone notiamo immediatamente la presenza di una wall cloud piuttosto frammentata; in questa fase il rischio di osservare un nuovo funnel appare concreto, senza però concretizzarsi ulteriormente.

Seguiamo infine la supercella fino all’area di Villa Estense, nel Padovano, dove realizziamo gli ultimi scatti al mesociclone mentre, alle sue spalle, la dry line iniziava progressivamente a sospingere aria più secca anche nei bassi strati, favorendo così la definitiva dissipazione della struttura temporalesca.

La supercella nella sua prima fase da Castel d’Ario (MN)

Da Gazzo Veronese (VR) notare il mesociclone decisamente più definito che da vita ad un sottile funnel 

Le precipitazioni grandinigene della supercella più a nord su Legnago, durante il nostro avvicinamento 

La seconda supercella nel Padovano con la mia posizione gps radar 

L’ultima fase da Villa Estense (PD)

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